Che cos’è l’autostima?
- psicologa bilingue italiano -polacco dott.ssa klim

- 23 mar 2022
- Tempo di lettura: 2 min

Si esprime in tutti gli aspetti della vita. Nel lavoro, nelle relazioni di amicizia, nella vita amorosa, nell’esperienza genitoriale, nel modo di vederti e cosi via.
E’ soggetta a continue variazioni, oscillando da momenti e situazioni di grande euforia a periodi di crollo improvviso.
In psicologia indica il senso del valore che una persona ha di se stessa. In altre parole, è il giudizio che diamo a noi stessi, la capacità di apprezzarci, di riconoscere la nostra unicità, al di la dell’approvazione o meno da parte degli altri.
È quindi una percezione soggettiva, diversa in ognuno di noi, e che può cambiare nel corso del tempo.
Si costruisce negli anni in base alle esperienze, al rapporto affettivo con le figure di riferimento (come i genitori e i familiari) e al contesto sociale in cui si è inseriti.
Pertanto il senso di autostima nasce e cresce grazie alle relazioni con gli altri, con la realtà esterna e le esperienze di vita che ogni persona rielabora e fa proprie (interiorizza).
Include aspetti come:
autocontrollo
fiducia in sé
autoregolazione
autoefficacia.
Per capire meglio cos’è l’autostima, è importante distinguerla dal “concetto di sé”. Questo, infatti, è l’insieme delle caratteristiche e delle capacità che si ritiene di possedere (sé percepito), da non confondere con ciò che si vorrebbe essere (sé ideale).
Quindi l’autostima è il rapporto tra il sé percepito e il sé ideale. La distanza, più o meno ampia, tra questi due aspetti può generare un’autostima alta, bassa o equilibrata.
Avere un sé ideale è sicuramente importante: ci aiuta a migliorare, a crescere e stimola la voglia di raggiungere determinati obiettivi, a fare sempre meglio. Ma può anche creare frustrazione e insoddisfazione in base alla distanza che si avverte tra ciò che si è e le proprie aspirazioni.



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