I comportamenti problematici degli alunni
- psicologa bilingue italiano -polacco dott.ssa klim

- 21 mar 2022
- Tempo di lettura: 2 min
Ci sono comportamenti degli alunni – ogni età ha le sue specificità – che ci mettono alla prova, inutile negarlo. In un continuum di problematicità, identifichiamo abbastanza facilmente gli estremi: da un lato una chiara sintomatologia “patologica” (ad esempio un alunno che sbatte la testa contro il muro…), magari supportata da informazioni note, diagnosi e quant’altro – e allora scattano una serie di “istruzioni” e di protocolli noti. Dall’altro ci sono comportamenti non collaborativi o apertamente ostili da parte di studentesse e studenti che “non hanno nulla” di dichiaratamente patologico.
In questi casi è possibile sperimentare un altro punto di vista, che può aiutare a rendere più vivibile e sereno il lavoro in classe.
Innanzitutto non affidarsi troppo alla dicotomia sano/malato: ognuno di noi ha un proprio modo specifico di affrontare le cose, di fare esperienza, di interpretare il mondo, gli altri, le regole, i contesti sociali. Ovviamente questo non può significare anarchia e assenza di coordinate sociali, ma l’intreccio complesso di genetica, ambiente, prime esperienze di vita, relazioni, apprendimento, determina una modalità unica e irripetibile di affrontare la vita. Qualche volta questa modalità può essere così distante da quella della maggioranza delle persone, da causare profondo disagio.
Ma disagio…per chi? Uno studente polemico e ostile potrebbe generare un profondo disagio dell’insegnante che lavora nella sua classe, ma non sperimentare soggettivamente nessun disagio; al contrario, uno studente tranquillo e docile, che non crea nessun problema ad un docente, potrebbe avere una costante tensione emotiva interna, magari di tipo ansioso, che non riesce ad esprimere.
In generale i comportamenti, anche quelli “problematici”, sono forme di comunicazione: cosa vuole esprimere la persona che ho davanti attraverso quell’atteggiamento così fastidioso e poco gestibile? Cosa non riesce a dire con le parole ed esprime invece in questo modo?
Da questo punto di vista di solito un atteggiamento repressivo e sanzionatorio, anche se è quello più spontaneo, in genere non funziona. E’ molto più efficace cercare di sostituire un comportamento negativo con uno positivo: inventarsi spazi e modalità per cui un comportamento-problema possa trasformarsi in un comportamento-risorsa. Certo da soli non è facile, anche l’istituzione deve essere “pronta”.
Forse il vecchio modello che misura l’efficacia di un insegnante dal silenzio che si percepisce passando accanto alla sua classe non coglie la complessità del problema…




Commenti