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Il burn-out genitoriale


Essere genitori al giorno d’oggi sembra più difficile di quanto non apparisse un tempo.

Sempre più di frequente si rileva una difficoltà a trasmettere valori e confini, che spesso induce ad adottare nei confronti dei propri figli comportamenti di tipo ansioso mossi essenzialmente dal bisogno di far sentire loro presenza ed affetto. Di base vi è il timore di deprivare il figlio dell’amore necessario e di poter essere responsabili di un suo malsano sviluppo psicologico.

Su questo ha certamente un peso il fatto che mai come oggi, la genitorialità è attesa come un’esperienza meravigliosa, portatrice di emozioni positive e di nuovi significati alla propria esistenza, ma se questo è vero, è altrettanto vero che “essere” o “fare” il genitore pone costanti interrogativi sulla crescita dei figli, oltre che sulla propria adeguatezza a ricoprire tale ruolo ed invita alla ricerca di soluzioni sempre nuove, spingendoci a vivere in una dimensione creativa in cui “nulla è certo”.

Ne consegue che per quanto possa essere gratificante ed arricchente diventare madre o padre, non sempre il nostro corpo e la nostra mente sono in grado di far fronte a ciò che tale ruolo implica e non sempre è facile soddisfare le proprie ed altrui aspettative.

È assodato che in condizioni di forte stress l’organismo è in grado di difendersi, adattandosi gradualmente alle richieste pressanti dell’ambiente ma, terminata la fase di allarme e resistenza, spesso le risorse a disposizione non sono più sufficienti ad una ripresa.

Ed è proprio al processo del consumarsi, dell’esaurirsi che si riferisce il termine burn-out.una sindrome di esaurimento delle risorse psicologiche ed emotive che porta l’individuo a sentirsi emotivamente distaccato dai propri figli e a mettere in dubbio la propria capacità di essere un buon genitore.

 
 
 

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