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Parental Burnout: come uscirne


La cura del parental burnout è essenzialmente psicologica. Da un lato ci sono genitori che ne escono con l’aiuto e il supporto dell’altro genitore, della famiglia intera e degli amici più stretti. In questi casi, quando la persona non passa per una diagnosi, ad essere utili sono l’ascolto e l’accettazione incondizionata di una persona del gruppo dei pari, il sollievo da alcune incombenze della quotidianità, e più tempo per sé stessi.

Quando il burnout non lo si può affrontare da soli, la soluzione migliore è la cura psicoterapeutica. Uno psicologo è innanzitutto capace di identificare il problema, facendo una diagnosi accurata. Molti genitori in burnout, infatti, non sono consapevoli di soffrirne, ma pensano che si tratti di ansia o depressione. Altri, che invece credono di essere in burnout, non sono in grado di capirne il perché, la causa, e non sanno come uscirne.

Le terapie psicologiche non offrono solo consigli su cosa fare di pratico per cambiare la situazione. Anzi, possono anche aiutare il genitore con esercizi pratici o psicologici da mettere in atto nel quotidiano. A seconda del caso particolare, lo psicologo giusto sarà in grado di cucire una terapia su misura per guidare la mamma o il papà verso un’esperienza genitoriale sana e gratificante.

In alcuni casi, quando all’esaurimento emotivo si associano comportamenti pericolosi, come l’abuso di sostanze, oppure problemi medici e patologie, lo psicologo rimanderà a uno psichiatra o a un medicospecialista, che potrà prescrivere farmaci o una terapia particolare. I farmaci più comunemente usati sono psicofarmaci per alleviare l’ansia o per trattare la depressione, ma anche ipnotici per un iniziale recupero della calma e del sonno.



 
 
 

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